Vincenzo Russo, il genio breve

Dedicato al paroliere napoletano il Premio “Castel di Carta”

Autore di capolavori come “I’ te vurria vasà”, “Maria Marì”, “Nuttata a mare” e pochi altri, poiché la sua vita fu stroncata ad appena 28 anni da una malattia, da semplice artigiano, costretto ad un umile lavoro alla morte del padre, balzò agli onori della cronaca culturale grazie all’incontro con quell’Eduardo Di Capua, autore delle musiche dell’inno di Napoli in Italia e nel mondo: ‘O sole mio. Nonostante le condizioni economiche e fisiche che gli impediscono di studiare, Russo, riesce a farlo da autodidatta, fino all’incontro con Di Capua, che ne coglie la grandezza. Il successo dei due straripa con Maria Marì, oggi si direbbe hit di portata mondiale, prima incisione mai realizzata in Italia su 78 giri. Il connubio tra il grande musicista e il grande paroliere continua con alterne vicende, come per “I’ te vurria vasà” forse non completamente compresa, ma quasi certamente dedicata al suo amore impossibile, Enrichetta Marchese, figlia di un gioielliere, quindi di una classe sociale inconciliabile. Ancora a Enrichetta fu dedicato il suo ultimo componimento “L’urdema canzona mia”, tema di riferimento per la categoria poesia del concorso “Castel di Carta”, scritta in balia della tubercolosi e dettata a suo cognato nel giugno del 1904. Enrichetta, quando la ricevette la conservò per sempre in un medaglione.

Share This :